Il diritto di difesa dell’assessore di Pratola Peligna: una garanzia imprescindibile per la democrazia

Nel dibattito politico attuale, il caso dell’assessore del Comune di Pratola Peligna indagato ha riacceso il confronto sul diritto di difesa dei pubblici funzionari. Mentre la minoranza, in particolare il Gruppo civico Pratola Kumman, critica l’operato del Comune sostenendo che le spese per la difesa legale siano coperte in modo non conforme alla legge, è fondamentale ribadire che la giurisprudenza italiana tutela il diritto di difesa in virtù dello status di pubblico funzionario dell’assessore.

Tutto il Consiglio comunale di Pratola Peligna tuteli un principio giuridico sacro

La giurisprudenza afferma con chiarezza che ogni amministratore, nel compiere il proprio mandato, deve poter contare su un’adeguata protezione legale. Questo non è un privilegio a disposizione di pochi, ma una garanzia necessaria per il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.

Se un assessore (di destra o di sinistra) è denunciato, ipotizziamo con fini temerari, costringerlo a sostenere di tasca propria o ad anticipare le spese legali significherebbe escludere dalla politica quelle persone che non dispongono di ingenti risorse economiche. La politica, infatti, non può essere un campo di battaglia riservato solo a chi è ricco, ma deve rimanere un ambiente in cui ogni cittadino eletto possa difendersi, grazie anche al supporto dei fondi pubblici.

Tutti i rappresentanti del Consiglio comunale di Pratola Peligna dovrebbero impegnarsi a rafforzare questo principio democratico, concentrando le critiche sulle scelte amministrative e le azioni che ne derivano. L’Assessore in questione, se dovesse essere condannato, risarcirebbe l’ente di tutte le spese. Nel dettaglio, le polizze assicurative comunali, in ogni caso, coprirebbero le spese legali non andando a penalizzare le tasche della cittadinanza.

I soldi pubblici siano spesi difendere chi è stato votato dal popolo e non per eventi ludici

Gli amministratori sono figure scelte dal popolo e, pertanto, la loro azione si configura come un servizio pubblico. Non si può, quindi, penalizzare chi si assume responsabilità e rischia di essere bersaglio di eventuali accuse ingiustificate o strumentalizzate. Garantire il diritto di difesa con fondi pubblici significa salvaguardare il principio della parità dei cittadini e la trasparenza dell’azione amministrativa, evitando che la politica diventi un privilegio riservato ai benestanti.

La corrente politica civica dovrebbe impegnarsi a rafforzare questo principio sacrosanto della democrazia, concentrando le critiche su spese superflue e non essenziali. Ad esempio, invece di attaccare il diritto di difesa dell’assessore, sarebbe più opportuno interrogarsi sulle risorse destinate a fini ludici e di intrattenimento, come quelle spese dalla rappresentante Marianna Scoccia per eventi non prioritari.

Il Comune di Prezza, guidato proprio da Marianna Scoccia, incasserà la bellezza di 280.000 € grazie alla Legge mancia. Questi finanziamenti giungono al comune di Prezza senza una procedura ad evidenza pubblica (approfondimento qui). E il problema sarebbero i 10.000 € per l’incarico legale finalizzati alla difesa dell’assessore e dei dipendenti comunali? Insomma, si guarda la pagliuzza e non la trave.

La scelta è chiara: meno soldi per feste e più fondi per garantire i diritti costituzionali, tra cui il diritto alla difesa, che rappresenta il pilastro di ogni sistema democratico.

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