Abruzzo: la Riserva del Borsacchio Scoccia e quindi va tagliata con l’accétta

Taglio riserva naturale del Borsacchio Regione Abruzzo

Nel cuore della notte, con un tratto di penna, il Consiglio Regionale della regione Abruzzo ha cancellato il 98% dell’area della Riserva del Borsacchio. Le elezioni regionali sono alle porte (precisamente a marzo) e come cittadini abbiamo il dovere civico di conoscere le Rappresentanti peligne sedute sugli scranni di Palazzo dell’Emiciclo che hanno votato la sveltina non ecologista. Scopriamo insieme chi sono e votiamo politici che difendano l’ambiente!

Il Consiglio Regionale abruzzese riduce drasticamente e illegittimamente la Riserva Naturale del Borsacchio

La Legge Regionale Abruzzo n. 6 08/02/2005 ha istituito la Riserva Naturale del Borsacchio, poi revisionata nei confini sempre con Legge Regionale n.29, 26/06/2012. La nascita istituzionale della Riserva nel 2005 fu l’epilogo felice di una lunga lotta di una collettività a difesa del proprio patrimonio naturale. Successivamente nascque il Comitato per la Riserva con lo scopo di sollecitare un reale programma di valorizzazione della stessa (approfondimento qui).

La vergogna si è consumata attraverso l’emendamento n. 5 alla legge di stabilità 2024 dellala Regione Abruzzo ha tagliato drasticamente l’area della Riserva naturale del Borsacchio, che passa così da 1.100 a 25 ettari. A proporre l’emendamento sono stati i consiglieri Emiliano Di Matteo (Forza Italia), Mauro Febbo (Forza Italia), Simona Cardinale (Lega), Federica Rompicapo (Lega) e Umberto D’Annuntiis (Fratelli d’Italia).

Una fonte del Consiglio Regionale della regione Abruzzo ha portato alla luce che le rappresentanti peligne sedute sugli scranni di Palazzo dell’Emiciclo, Marianna Scoccia (Civica) e Antonietta La Porta (ex Lega, ora Forza Italia), hanno votato a favore della riduzione della Riserva. Le Consigliere hanno inferto un duro colpo alla Regione verde d’Europa.

La Sindaca di Prezza (AQ) nonché Consigliera regionale Marianna Scoccia in un video didicato all’approvazione della legge di bilancio dichiara: “Con soddisfazione abbiamo lavorato per il bene dell’Abruzzo. Si può fare sempre meglio, ma una cosa è certa l’impegno e la volontà non sono mancati“. Il taglio di una Riserva naturale, cari lettori e care lettrici, significa “lavorare per il bene dell’Abruzzo”?

L’illegittimità del taglio della Riserva Naturale del Borsacchio spiegata dal Professore Enzo Di Salvatore

Sul punto, il costituzionalista Enzo Di Salvatore evidenzia l’illegittimità dell’emendamento approvato dal Consiglio regionale, ovvero: “Una riduzione cospicua dell’area di una riserva naturale equivale a nuova istituzione della stessa: lo ha detto la Corte costituzionale nel 2012 con una sentenza che ebbe ad oggetto la vicenda abruzzese della “Pineta Dannunziana”. Per poter modificare l’area di una riserva occorre seguire il procedimento dettato dalla legge: non tanto della legge regionale n. 38 del 1996, quanto della legge dello Stato sulle aree protette (legge n. 394 del 1991), che disegna, appunto, un iter tipizzato da seguire ai fini dell’istituzione delle riserve naturali regionali“.

Le caratteristiche naturalistica della Riserva del Borsacchio

Di Salvatore continua scrivendo che “una riduzione dell’area della Riserva implica che occorra necessariamente redigere un nuovo Piano di assetto naturalistico (PAN) e questo non avviene a costo zero. Da questo punto di vista, pertanto, la legge regionale viola anche l’art. 81 della Costituzione, ove si dice che «ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte” (approfondimento qui).

Insomma, l’area “liberata” dalla Riserva sarà, probabilmente, preda dell’edilizia costiera, dato che i terreni svincolati dalle regole del piano di assetto naturalistico e di conseguenza una certa parte dell’ elettorato si illuderà che il proprio egoismo preverrà sul bene comune. E voi in quali elettori vi identificate? La Valle Peligna ha la necessità di rappresentanti che difendano convintamente l’ambiente, si pensi alle conseguenze sulla vertenza Snam.

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